
Dalla finale del Mondiale alla Supercoppa UEFA, fino alla televisione: il percorso di una professionista che ha dimostrato come competenza e autorevolezza non abbiano genere.
ROMA – Alcune carriere si raccontano con numeri e statistiche. Altre, invece, segnano un cambiamento culturale. Quella di Manuela Nicolosi appartiene a questa seconda categoria.
La sua storia non è soltanto quella di un’assistente arbitrale arrivata ai massimi livelli del calcio internazionale. È il percorso di una professionista che, attraverso preparazione, disciplina e credibilità, ha contribuito a ridefinire il ruolo delle donne nell’arbitraggio, dimostrando che sul terreno di gioco contano competenza, equilibrio e capacità decisionale.
Nata a Roma, Nicolosi entra nel mondo arbitrale a soli quindici anni, in un’epoca in cui la presenza femminile sui campi rappresentava ancora un’eccezione. Successivamente si trasferisce in Francia, dove prosegue il proprio percorso professionale fino a entrare, nel 2010, nell’elenco degli arbitri internazionali FIFA. Da quel momento inizia una crescita costante che la porta a dirigere le più importanti competizioni internazionali.
La consacrazione mondiale
Il punto più alto della sua carriera arriva nel 2019, quando viene designata come assistente arbitrale per la finale della Coppa del Mondo femminile tra Stati Uniti e Paesi Bassi.
Non si tratta soltanto di una designazione prestigiosa. Nicolosi diventa infatti la prima – e ancora oggi l’unica – italiana ad arbitrare una finale iridata femminile. Un traguardo riservato a pochissimi: nella storia del calcio femminile, soltanto 27 arbitri hanno raggiunto una finale mondiale.
Poche settimane dopo arriva un altro momento destinato a entrare nella storia: il 14 agosto 2019 fa parte della prima terna arbitrale interamente femminile chiamata a dirigere una finale maschile UEFA, la Supercoppa Europea tra Liverpool e Chelsea, guidata dall’arbitra Stéphanie Frappart.
Fu una serata simbolica per il calcio europeo, nella quale il valore della preparazione prevalse definitivamente su ogni distinzione di genere.
Una carriera oltre il campo
Nel 2023 Nicolosi aggiunge un altro primato al proprio percorso, diventando la prima italiana a esordire come assistente arbitrale nella Ligue 1, massimo campionato francese.
Terminata l’attività internazionale, ha intrapreso una nuova esperienza entrando nella squadra di DAZN, dove mette a disposizione del pubblico la propria esperienza nell’analisi tecnica degli episodi arbitrali della Serie A, offrendo una lettura fondata sulla conoscenza diretta del regolamento e della gestione delle decisioni in campo.
Parallelamente è diventata autrice, speaker e formatrice. Nel libro “Decido io. Dal sogno alla Supercoppa” racconta il proprio percorso umano e professionale, mentre attraverso incontri con aziende, università e istituzioni affronta temi come leadership, gestione delle emozioni e decision making. Il suo impegno le è valso anche il riconoscimento di LinkedIn Top Voice Italia e l’inserimento tra le 50 Most Powerful Women di Fortune Italia.
L’eredità di una pioniera
Il contributo di Manuela Nicolosi va oltre i record. Il suo percorso dimostra come l’autorevolezza non dipenda dal genere, ma dalla preparazione, dalla credibilità e dalla capacità di assumersi responsabilità nei momenti più delicati.
Dai campi dilettantistici del Lazio alle finali mondiali, fino agli studi televisivi, Nicolosi ha superato barriere che per anni sembravano invalicabili. La sua eredità più importante non è soltanto quella di aver aperto una strada ad altre donne, ma di aver contribuito a cambiare il modo in cui il calcio guarda all’arbitraggio: non più attraverso il genere, ma attraverso il merito.
Perché le grandi rivoluzioni, nello sport come nella società, iniziano quando la domanda non è più chi sei, ma quanto vali.






