
PARMA – Il noto giornalista e commentatore calcistico lusitano Antonio Tadeia, sul suo blog, per la rubrica I padroni del Pallone, Portogallo 2026, nella quale analizza a chi appartengano le società calcistiche professionistiche nel suo paese, ha passato al setaccio, tra tutte le altre, anche il Casa Pia, mettendone sotto la lente d’ingrandimento la recente acquisizione del pacchetto di maggioranza da parte del Gruppo Krause (notizia che StadioTardini.it aveva anticipato in esclusiva globale interplanetaria) e ponendo molti dubbi sulla fattibilità legale dell’operazione, stante lo status giuridico del club.
«C’è un mistero attorno al Pina Manique. A distanza di anni dall’annuncio di Robert Platek come investitore principale, il Casa Pia ha ceduto una quota di maggioranza al Krause Group — proprietario del Parma — ma non ha ancora costituito una SAD (società anonima sportiva)».
Dettaglio che, a parere di Tadeia, sarebbe fondamentale, ma leggiamo integralmente quanto sostiene nella sua analisi a proposito della specifica situazione, appunto, del Casa Pia:
(Gabriele Majo) «Si infittisce il mistero attorno al Casa Pia, un club che risulta ancora iscritto alle competizioni professionistiche come SDUQ (società sportiva a responsabilità limitata unipersonale), eppure ha già cambiato “proprietario” per la seconda volta, come se fosse una SAD (società sportiva per azioni).
A luglio, il club stesso ha annunciato che il Krause Group, proprietario del Parma, aveva “acquisito una quota di maggioranza” del Casa Pia AC. La nota aggiungeva che tale società — attiva a livello globale nei settori dello sport, del vino, dell’immobiliare e dei media — aveva siglato un “accordo a lungo termine per rafforzare il Casa Pia, preservandone al contempo l’identità e i valori”.
Successivamente, dopo aver nuovamente parlato di “acquisizione”, il testo precisava che “ulteriori dettagli” sarebbero stati resi noti “al termine di tutte le procedure formali e regolamentari”. Ed è importante che ciò avvenga, poiché il Casa Pia non si è costituito in SAD; in quanto SDUQ, può legalmente avere un solo socio: il club stesso.
La questione era in realtà già emersa con il precedente “proprietario”, l’americano Robert Platek — ex analista finanziario che, in partnership con il milionario del settore tecnologico Michael Dell, possedeva anche il club italiano Spezia e ha controllato in passato il club danese Sonderjyske, prima che una cattiva gestione, la retrocessione e problemi finanziari lo costringessero a vendere. La prova di un accordo segreto volto a rendere Platek l’azionista di maggioranza della futura SAD risiedeva nel fatto che le operazioni calcistiche del Casa Pia — fin dai tempi della militanza in seconda divisione — venivano già gestite per conto di MSD Capital dall’amministratore delegato della società, il portoghese Tiago Lopes.
Vítor Seabra Franco è stato rieletto presidente del club nel 2025, con un mandato in scadenza nel 2028: se dovesse portarlo a termine, avrà trascorso 22 anni alla guida di un club che non riesce ancora a risolvere la questione dello stadio Pina Manique di Lisbona e continua a disputare le partite casalinghe a Rio Maior. Pedro Correia ha lasciato l’incarico di direttore generale dell’area calcio nel mese di giugno».
Antonio Tadeia, che mette il Casa Pia in evidenza in copertina, come fosse il più notiziabile dei casi aperti in Portogallo, aveva introdotto il tema con una più ampia disamina sulle proprietà delle società portoghesi:
«Attualmente sono tre i club che fanno capo a proprietà statunitensi – un contingente superato solo dai quattro club brasiliani e dai tredici di proprietà portoghese. Sia i nordamericani che i brasiliani stanno espandendo notevolmente la propria influenza, facendo il loro ingresso nella Liga 3; l’inclusione di questo campionato nel rapporto completo rappresenta una novità dell’edizione di quest’anno di Donos da Bola (I Padroni del Pallone). Emerge, ad esempio, che i club neopromossi non sono costituiti come SAD (società sportive per azioni): l’Académica opera come SDUQ (società sportiva unipersonale), mentre l’Amarante FC ha dovuto costituirne una in fretta e furia, poiché la legge vietava la prosecuzione dell’attività come semplice club sportivo.
In un’annata caratterizzata in gran parte dall’assenza di cambiamenti – nello specifico, il mancato passaggio di proprietà delle SAD di Nacional, Estrela da Amadora e Marítimo, oltre agli ostacoli legali che hanno bloccato la costituzione della SAD dell’FC Paços de Ferreira – solo 13 dei 33 club che hanno partecipato ai campionati professionistici portoghesi (Liga I e Liga II) nella scorsa stagione sono attualmente di proprietà nazionale. Inoltre, solo dieci di queste SAD o SDUQ vedono il proprio club come azionista di maggioranza. L’unico club dei primi due livelli a cambiare proprietà è stato il GD Chaves, passato dalla famiglia Carvalho a un azionista messicano già proprietario di un club di categoria inferiore nel proprio Paese. Ciò ha segnato un ulteriore passo avanti nella diffusione delle strategie di multiproprietà, esemplificate dal passaggio del Rio Ave sotto il controllo del proprietario dell’Olympiakos, dall’ingresso del Moreirense nella galassia del Bournemouth, dall’acquisizione dell’FC Penafiel da parte del patron del Deportivo La Coruña e dal già citato legame tra il Casa Pia e il Parma».
Il tecnicismo tra SAD e SDUQ, per Antonio Tadeia, non è una questione di lana caprina, al punto da considerare non effettivamente possibile l’acquisizione del Casa Pia da parte del Krause Group, come spiega in questo passaggio:
«Il Casa Pia è uno dei tre club che partecipano ai campionati professionistici portoghesi nella stagione 2025/26 a non aver ancora costituito una Sociedade Anônima Desportiva (SAD) – ovvero una società sportiva per azioni; gli altri sono Gil Vicente e FC Arouca. Tutti e tre mantengono l’altro modello consentito dalla legge: la Sociedade Esportiva Unipessoal por Quotas (SDUQ), ovvero una società sportiva unipersonale a responsabilità limitata.
Tuttavia, al termine della stagione, il club di Lisbona ha announced la cessione di una quota di maggioranza al Krause Group, un consorzio nordamericano che possiede già – ad esempio – il Parma, squadra della Serie A italiana. Il problema è che tale vendita non è effettivamente possibile, dato che una SDUQ può avere un único socio: il club stesso. Questa situazione non è una novità per il Casa Pia, che per anni era già stato di proprietà di un altro investitore nordamericano, Robert Platek – già proprietario dello Spezia, anch’esso in Italia. Sebbene non vi siano aggiornamenti riguardo allo stadio – non si sa nulla dei lavori di costruzione a Pina Manique, motivo per cui la squadra continua a giocare a Rio Maior – il Casa Pia rimane emblematico dell’afflusso di capitali americani nel calcio portoghese».
Alla luce della rivelazione di Antonio Tadeia, e sino a prova contraria, l’annuncio fatto dal Krause Group sul Casa Pia sembra, quindi, più relativo a un accordo di principio e di intenti (con effetti economici e operativi già in atto o in via di attivazione) che una reale cessione di azioni già perfezionata nella struttura attuale. Il caso, come ricordato dal giornalista, non è nuovo, poiché già da anni il Casa Pia era stato associato all’americano Robert Platek (già proprietario dello Spezia), pur restando una SDUQ.
Come i lettori ricorderanno, prima di annunciare “cosa fatta” per il Casa Pia, il Gruppo Krause era stato accostato anche al Paços de Ferreira e all’UD Leiria: perché quelle trattative naufragarono? Forse, anche in questi casi, la struttura SAD/SDUQ potrebbe essere una delle chiavi interpretative, anche se non l’unica. È plausibile che Krause avesse valutato il Paços come prima soluzione, ma poi, riscontrate incertezze giuridiche e tempistiche (appunto una SAD non ancora costituita e altri ostacoli legali), abbia preferito virare su un club con una struttura più chiara e rapidamente trasformabile (come il Casa Pia, dove il passaggio a SAD sembra politicamente più semplice e già in discussione).
https://www.stadiotardini.it/2026/08/quel-pasticciaccio-brutto-de-casa-pia.html





