
Da 37 anni a Roma, giornalista di origine turca e cittadino italiano, Dundar Kesapli è oggi una delle voci più autorevoli dell’informazione euro-mediterranea, vincitore di premi e riconoscimenti importanti a livello internazionale.
Il suo percorso, dallo sport alla geopolitica, fino alla comunicazione internazionale, racconta una crescita che va ben oltre i confini del giornalismo tradizionale.
Fondatore e Presidente dell’Associazione Giornalisti del Mediterraneo (2011), è ideatore di appuntamenti di rilievo come il Premio Eccellenza Euro-Mediterraneo e il Premio Giornalismo Euro-Mediterraneo, divenuti negli anni veri punti di riferimento a livello internazionale.
In questa intervista emerge una visione chiara e potente: il dialogo tra i popoli come chiave per comprendere un mondo sempre più complesso.
Il suo percorso nasce dal giornalismo sportivo. Quanto è stato importante questo punto di partenza?
Fondamentale. Lo sport è una scuola straordinaria di vita e di comunicazione. Mi ha insegnato il rigore, il rispetto delle regole e soprattutto la capacità di leggere le dinamiche umane. È lì che ho costruito la mia credibilità e ho sviluppato relazioni che mi hanno accompagnato per tutta la carriera.
Oggi è un punto di riferimento anche per l’analisi dell’area euro-mediterranea. Come è avvenuto questo passaggio?
È stato un percorso naturale. Vivendo a Roma e lavorando a stretto contatto con realtà internazionali, ho sentito l’esigenza di approfondire temi più ampi. Negli anni ho collaborato con media come Rai, Sky TG24 e TGCOM24, offrendo analisi e interpretazioni su scenari complessi. Questo mi ha permesso di crescere e di essere riconosciuto come una voce autorevole.
L’Associazione Giornalisti del Mediterraneo è oggi una realtà consolidata. Qual è stata la sua intuizione iniziale?
L’idea era semplice ma ambiziosa: creare uno spazio di dialogo tra giornalisti e culture diverse. Nel 2011, quando è nata l’Associazione, non esisteva nulla di simile con una visione così ampia. Oggi possiamo dire di aver costruito una rete internazionale che favorisce confronto, collaborazione e crescita.
I Premi Euro-Mediterranei sono diventati eventi unici. Qual è il loro valore aggiunto?
Il valore sta nell’incontro. Non sono solo premi, ma occasioni in cui si costruiscono relazioni vere. Mettiamo insieme giornalisti, istituzioni, diplomatici, accademici. È un format unico, che unisce qualità, contenuto e visione internazionale.
Roma sembra essere al centro di questo progetto. Che ruolo ha la città?
Roma è il luogo ideale. È una città simbolo, un crocevia di culture e diplomazie. Qui si respira storia ma anche apertura internazionale. Le nostre iniziative contribuiscono a rafforzare questo ruolo, creando un ambiente di dialogo e amicizia tra i popoli.
Quanto conta oggi il giornalismo nel costruire ponti tra le nazioni?
Conta moltissimo. Il giornalismo ha una responsabilità enorme: informare in modo corretto, ma anche favorire la comprensione. In un mondo segnato da conflitti e tensioni, il dialogo è fondamentale. E il giornalismo può essere uno strumento potente per costruirlo.
Qual è la sua visione per il futuro?
Continuare su questa strada. Rafforzare il dialogo, coinvolgere le nuove generazioni e promuovere un’informazione di qualità. Credo in un giornalismo che non si limiti a raccontare, ma che contribuisca a migliorare le relazioni tra i popoli.
Come vorrebbe essere ricordato?
Come una persona che ha costruito ponti. Se sono riuscito a mettere in contatto culture diverse, a creare amicizie e a favorire il dialogo, allora ho fatto qualcosa di importante.
Dundar Kesaplı non è soltanto un giornalista: è un costruttore di dialogo, un promotore di amicizia tra i popoli e una figura centrale nel rafforzamento dei rapporti euro-mediterranei.






