Mondiali di terrore: tra allarmi bomba e migliaia di minacce, i report segreti dell’FBI

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 Dalle bombe minacciate contro Lionel Messi alle oltre 6.000 intimidazioni dirette all’arbitro François Letexier: i dossier riservati dell’IPCC rivelano il lato oscuro della competizione iridata.

NEWYORK- L’incubo della violenza ha viaggiato in parallelo con il grande spettacolo del pallone. A svelare il vero volto della sicurezza durante i Mondiali sono stati i report riservati gestiti dal Centro di cooperazione internazionale di polizia (IPCC), una task force guidata dall’FBI con il contributo delle forze dell’ordine internazionali. Tra minacce terroristiche, tifosi ossessivi e cyberbullismo, la pressione sugli atleti e sui direttori di gara ha raggiunto livelli mai visti prima.

Messi nel mirino del terrore, Cristiano Ronaldo pedinato

Il nome più esposto è stato senza dubbio quello di Lionel Messi. Tra gli episodi più gravi spicca la telefonata giunta all’aeroporto di Dallas, in cui un uomo dichiarava di essere diretto allo stadio armato di bombe artigianali e un fucile AR-15 per attaccare i giocatori e “in particolare la stella argentina”. Minacce analoghe si sono ripetute ad Atlanta, dove finti allarmi bomba hanno costretto le forze dell’ordine e le unità cinofile a bonificare l’impianto durante il match contro l’Egitto.

Se per Messi la matrice è stata prevalentemente terroristica, per Cristiano Ronaldo la minaccia ha assunto i contorni dell’ossessione. Il campione portoghese è stato il più bersagliato dagli stalker:

  • L’arresto a Houston: Un uomo è stato fermato nell’hotel del Portogallo dopo aver cercato di estorcere informazioni sulla camera del giocatore.
  • L’incursione a Toronto: Un fan è riuscito a penetrare nell’ascensore privato della squadra prima di essere bloccato dalla sicurezza.

Gli errori sul campo e le ritorsioni degli ultras

La gogna mediatica non ha risparmiato chi ha commesso un errore sul rettangolo di gioco. Calciatori come Alexander Sørloth e Jaminton Campaz hanno ricevuto minacce di morte per aver fallito gol decisivi o rigori, con conseguenze gravissime per la loro incolumità personale. Lo stesso attaccante colombiano Campaz non ha potuto far rientro in patria con la nazionale a causa delle intimidazioni ricevute.

Persino la tensione geopolitica e il razzismo hanno trovato sfogo nel torneo: Kylian Mbappé è stato bersaglio di insulti xenofobi e dell’incendio simbolico di una sua fantoccio in Paraguay a seguito di un alterco in campo, mentre l’intera nazionale della Corea del Sud ha dovuto lasciare il torneo sotto scorta armata.

L’incubo di Letexier: 6.000 messaggi di morte a un arbitro

Il caso più eclatante di tutti ha visto protagonista la classe arbitrale. Il fischietto francese François Letexier, finito al centro delle polemiche dopo la direzione di Argentina-Egitto, è stato travolto da un’ondata d’odio senza precedenti: oltre 6.000 messaggi di minaccia inviati direttamente al suo numero WhatsApp personale.

La gravità della situazione ha spinto le autorità francesi ad assegnare una scorta alla famiglia di Letexier e al suo assistente VAR, Willy Delajod, dopo che gli indirizzi delle loro abitazioni private erano stati diffusi sui social network dagli ultras.

I dossier dell’IPCC confermano così una realtà inquietante: dietro la grande festa del calcio mondiale, la protezione degli atleti è diventata una vera e propria operazione di guerra strategica.

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